Finito l'allenamento, la tentazione di fare una doccia e andare via è forte. Eppure dedicare dieci o quindici minuti allo stretching al termine della sessione è uno degli investimenti migliori che si possano fare per il proprio corpo. Durante l'esercizio i muscoli si accorciano e si irrigidiscono, accumulano acido lattico e microlesioni fisiologiche.
Lo stretching post allenamento aiuta a ridurre il dolore muscolare dei giorni successivi, favorisce il recupero e nel tempo migliora la flessibilità generale. Non è un optional: è parte integrante di una sessione di allenamento completa.
Stretching statico o dinamico: quale scegliere
Dopo la palestra, il tipo di stretching più indicato è quello statico: si raggiunge la posizione di allungamento massimo tollerabile e la si mantiene ferma per un tempo prolungato. Questo approccio è efficace nel rilassare le fibre muscolari già affaticate e nel favorire il ritorno alla lunghezza di riposo.
Lo stretching dinamico, fatto di oscillazioni e movimenti controllati, è invece più adatto al riscaldamento pre allenamento. Confondere i due momenti è un errore comune che può ridurre i benefici di entrambi. Dopo uno sforzo fisico, la lentezza e la staticità sono le parole chiave.
I gruppi muscolari da non dimenticare
Un errore frequente è allungare solo i muscoli che si è allenato quel giorno, dimenticando il resto. Il corpo lavora sempre come sistema integrato, e muscoli come i flessori dell'anca, il gran pettorale e i muscoli paravertebrali tendono ad accorciarsi facilmente anche come compensazione indiretta.
Dopo una sessione di gambe è fondamentale allungare quadricipiti, femorali, glutei e polpacci. Dopo una sessione di upper body non vanno trascurati petto, spalle, tricipiti e il collo. Dedicare attenzione a tutto il corpo, anche se in modo rapido, porta risultati molto più completi nel tempo.
Come eseguire ogni esercizio correttamente
Lo stretching non si improvvisa. Ogni posizione va raggiunta in modo graduale, senza scatti o movimenti bruschi che potrebbero causare strappi su un muscolo già affaticato. La posizione va tenuta per un minimo di venti o trenta secondi, tempo necessario perché il riflesso miotatico si rilassi e l'allungamento reale abbia luogo.
La respirazione gioca un ruolo fondamentale: espirare durante l'allungamento aiuta il sistema nervoso a percepire meno pericolo e permette al muscolo di cedere più facilmente. Non si deve mai avvertire dolore, ma solo una sensazione di tensione tollerabile.
Stretching e respirazione: un binomio da coltivare
Respirare correttamente durante lo stretching trasforma un esercizio meccanico in un momento quasi meditativo che avvantaggia anche il sistema nervoso. Inspirare lentamente, espirare ancora più lentamente allungando il muscolo: questo schema attiva il sistema nervoso parasimpatico, quello del riposo e della rigenerazione.
La frequenza cardiaca scende, la mente si calma e il corpo riceve il segnale che lo sforzo è finito e può iniziare a recuperare. Concludere l'allenamento in questo modo non solo migliora la flessibilità, ma rende il recupero più rapido ed efficace, riducendo la sensazione di pesantezza muscolare il giorno dopo.
